Circuiti della ricompensa e dipendenza digitale

La neurobiologia della dipendenza da AI

Una delle aree di maggiore preoccupazione riguarda l’effetto dell’AI sui circuiti della ricompensa cerebrale, in particolare sul sistema dopaminergico mesolimbico. Questo sistema, che include l’area tegmentale ventrale (VTA) e il nucleo accumbens, media le sensazioni di piacere e motivazione ed è lo stesso sistema coinvolto nelle dipendenze da sostanze.

Una revisione completa pubblicata su Cureus nel 2025 da De e colleghi analizza in dettaglio l’impatto neurobiologico dell’uso prolungato dei social media e dell’AI sugli adolescenti. L’interazione frequente con piattaforme guidate da AI altera le vie dopaminergiche, un componente critico nell’elaborazione della ricompensa, promuovendo una dipendenza analoga a quella da sostanze. Inoltre, i cambiamenti nell’attività cerebrale nella corteccia prefrontale e nell’amigdala suggeriscono un aumento della sensibilità emotiva e una compromissione delle capacità decisionali.

Il meccanismo è circolare: gli algoritmi guidati dall’AI sono progettati per personalizzare i contenuti e massimizzare il coinvolgimento, adattando continuamente i feed alle preferenze individuali. Questo ciclo di contenuti ottimizzati e coinvolgimento intensificato accelera lo sviluppo di comportamenti dipendenti. L’interazione tra fisiologia cerebrale alterata e ottimizzazione dei contenuti guidata dall’AI crea un circuito di feedback che promuove la dipendenza tra gli adolescenti.

I segnali di allarme della dipendenza da AI nei minori

Il concetto di “dipendenza da AI” non è ancora una diagnosi formale nei manuali diagnostici (DSM-5-TR o ICD-11), ma gli esperti utilizzano l’espressione “uso problematico” per descrivere abitudini digitali non salutari che rispecchiano sintomi simili alla dipendenza. Yann Poncin, psichiatra infantile e dell’adolescenza presso la Yale School of Medicine, sottolinea che la dipendenza da AI negli adolescenti non è caratterizzata necessariamente dall’ossessione per la tecnologia, ma piuttosto dall’interferenza con la capacità dell’individuo di funzionare e prosperare nella vita quotidiana.

Gli adolescenti sono particolarmente suscettibili a sviluppare un uso compulsivo dell’AI a causa dei cambiamenti comportamentali tipici di questa fase e della loro accresciuta sensibilità alle ricompense. Il rapporto di Aura del 2025 ha documentato il fenomeno dello “sblocco compulsivo” (compulsive unlocking), in cui i giovani sbloccano e bloccano ripetutamente i telefoni in rapida successione, un comportamento paragonato alla dipendenza compulsiva da sigarette. Le ragazze riportano un livello di stress digitale superiore del 17% rispetto ai ragazzi, con effetti sull’immagine di sé, sull’umore e sulle relazioni sociali.

Il ruolo degli algoritmi nel creare dipendenza

Le piattaforme di AI non sono costruite con il benessere degli adolescenti come priorità. Come osserva Walsh, invece di essere progettate per aiutare i giovani a navigare le sfide personali e sociali della vita reale, le piattaforme AI danno priorità al coinvolgimento, all’attenzione e al tempo trascorso online. Ciò significa che esiste un disallineamento fondamentale tra ciò che è salutare per gli adolescenti — incoraggiare un uso autodeterminato della tecnologia — e gli obiettivi delle piattaforme AI — agganciare gli utenti con funzionalità intrinsecamente dipendenti.

La dimensione economica di questo disallineamento è eloquente. Nel 2022, i bambini americani da 0 a 17 anni hanno generato entrate pubblicitarie per 11 miliardi di dollari. Una coalizione di 41 stati americani e il Distretto di Columbia ha intentato una causa contro Meta, accusandola di aver intenzionalmente progettato funzionalità che creano dipendenza nei minori, nonostante le rassicurazioni sulla sicurezza delle proprie piattaforme.

SALUTE MENTALE E DIPENDENZA EMOTIVA DALL’AI


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