Il cervello in via di sviluppo e l'esposizione digitale
Architettura neurale e periodi critici
Il cervello umano alla nascita contiene circa 100 miliardi di neuroni, ma le connessioni sinaptiche che determinano il funzionamento cognitivo si sviluppano in larga parte dopo la nascita, attraverso l’interazione con l’ambiente. Questo processo, noto come sinaptogenesi, raggiunge il suo picco nei primi anni di vita ed è seguito da una fase di potatura sinaptica, in cui le connessioni meno utilizzate vengono eliminate per rendere il circuito neurale più efficiente.
Uno studio pubblicato su Developmental Science nel 2025 da Pecukonis, Yücel, Lee e Knox ha dimostrato, attraverso la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS), che il cervello dei bambini funziona in modo significativamente diverso quando un libro viene letto loro da un adulto rispetto a quando lo stesso contenuto viene presentato su schermo. La lettura dal vivo attiva specificamente la giunzione temporo-parietale destra, un’area cerebrale responsabile dei processi cognitivi socialmente orientati: l’attenzione alle emozioni del lettore, alle sue intenzioni e all’attenzione condivisa.
Questo risultato ha implicazioni profonde per l’interazione con l’AI. Se la lettura su schermo non attiva le stesse aree cerebrali della lettura dal vivo, cosa accade quando un bambino conversa con un chatbot invece che con un essere umano? La risposta, secondo le evidenze disponibili, è che l’interazione con l’AI, per quanto sofisticata, non può replicare la ricchezza neurobiologica di un’interazione umana.
Funzioni esecutive e tempo-schermo
Le funzioni esecutive — l’insieme di processi cognitivi che includono il controllo inibitorio, la flessibilità cognitiva e la memoria di lavoro — si sviluppano principalmente nella corteccia prefrontale, un’area del cervello che non raggiunge la piena maturazione fino ai 25 anni circa. Questa immaturità rende bambini e adolescenti particolarmente vulnerabili alle interferenze ambientali.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2025, che ha analizzato studi dal 2014 al 2024 su campioni di soggetti da 0 a 18 anni, ha documentato che i bambini in età prescolare con elevati livelli di uso dello schermo ottengono punteggi significativamente inferiori nelle tre componenti delle funzioni esecutive: la capacità di sopprimere comportamenti impulsivi, la flessibilità cognitiva necessaria per risolvere problemi in modo creativo, e la gestione delle emozioni e dei pensieri.
Il legame tra tempo-schermo e deficit nelle funzioni esecutive è particolarmente preoccupante nel contesto dell’AI, perché i sistemi di AI generativa sono progettati per massimizzare il coinvolgimento dell’utente, utilizzando meccanismi che sfruttano esattamente le debolezze delle funzioni esecutive ancora immature: gratificazione immediata, personalizzazione dei contenuti e stimolazione costante.
L’impatto sul linguaggio e sulla comunicazione
Lo sviluppo del linguaggio è uno degli ambiti in cui l’impatto della tecnologia è stato più studiato. Una meta-analisi pubblicata su JAMA Pediatrics da Madigan e colleghi nel 2020, che ha sintetizzato i risultati di numerosi studi, ha trovato un’associazione significativa tra uso dello schermo e competenze linguistiche ridotte nei bambini. Le conversazioni con adulti e coetanei stimolano lo sviluppo linguistico in modi che la tecnologia non può sostituire completamente.
Tuttavia, la questione non è completamente univoca. Come evidenziato dalla ricerca di Xu e colleghi pubblicata su Child Development nel 2022, i sistemi di AI conversazionale progettati specificamente per insegnare contenuti specifici possono effettivamente migliorare la comprensione delle storie nei bambini, promuovendo il coinvolgimento attivo. Analogamente, uno studio del 2024 pubblicato su Journal of Educational Psychology ha mostrato che l’AI può potenziare l’apprendimento scientifico dei bambini da programmi televisivi.
La chiave, come suggerisce la letteratura, non è tanto la tecnologia in sé quanto il modo in cui viene progettata e utilizzata. Un’AI pensata come strumento didattico complementare, sotto la supervisione di un adulto, può produrre benefici. Un’AI utilizzata come sostituto dell’interazione umana rischia di impoverire il repertorio comunicativo del bambino.
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