La finestra critica 0-6 anni: AI e sviluppo nella prima infanzia

Il periodo più vulnerabile: quando le fondamenta vengono poste

La prima infanzia, in particolare il periodo dalla nascita ai 6 anni, è un periodo critico che pone le fondamenta per lo sviluppo futuro. Come evidenzia un protocollo di scoping review pubblicato su BMJ Open nel 2025 dall’Università di Toronto, lo sviluppo precoce (0-6 anni) rappresenta una finestra di sviluppo particolarmente critica di rapida crescita cognitiva, sociale ed emotiva. Le esperienze con le tecnologie AI durante questa finestra sensibile, sia attraverso strumenti educativi, gioco digitale o interazioni mediate da caregivers, possono avere implicazioni di lunga durata per l’apprendimento e lo sviluppo.

Gli strumenti AI vengono già ampiamente utilizzati nello sviluppo dei bambini piccoli, influenzando profondamente il modo in cui i bambini imparano e crescono. Questi vanno dagli assistenti vocali digitali come Siri e Alexa, con cui anche bambini di due o tre anni interagiscono quotidianamente, alle piattaforme AI-powered per l’apprendimento adattivo e le intuizioni personalizzate. Il problema è che la ricerca su come queste tecnologie influenzino specificamente i bambini nella fascia 0-6 è ancora estremamente limitata: la maggior parte degli studi si concentra su adolescenti e adulti.

I giocattoli AI nella cameretta: un’esposizione precocissima

Come documentato nel rapporto PIRG “Trouble in Toyland 2025” e nell’advisory di Fairplay for Kids, i giocattoli AI sono commercializzati per bambini a partire dai 3 anni. Un bambino di tre anni che conversa con un orsacchiotto alimentato da ChatGPT non ha alcuna comprensione della natura artificiale del suo interlocutore. Come ha dimostrato lo studio del MIT Media Lab citato dal Parlamento Europeo, già a 7 anni i bambini attribuiscono sentimenti reali e personalità agli agenti AI: è ragionevole supporre che questa tendenza sia ancora più marcata nei bambini più piccoli, le cui capacità di distinzione tra reale e immaginario sono meno sviluppate.

I ricercatori dell’Università di Toronto sottolineano che è tempestivo e importante fornire una roadmap per gli stakeholder rilevanti, inclusi educatori, decisori politici, designer e genitori, per guidare l’integrazione responsabile dell’AI nei contesti della prima infanzia. Tale guida può contribuire a garantire che queste tecnologie supportino, piuttosto che minare, i processi di sviluppo fondamentali. Il journal “AI, Brain and Child” di Springer, inaugurato nel 2025, risponde esattamente a questa esigenza, ma il campo è ancora agli albori.

Il ruolo dei caregivers: mediare l’incontro tra bambino e AI

Nella prima infanzia, l’interazione con l’AI è quasi sempre mediata da un adulto. Questo rende il ruolo dei caregivers — genitori, nonni, educatori dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia — particolarmente cruciale. La ricerca di Chen e colleghi sull’AI nell’educazione della prima infanzia identifica come stakeholder chiave nella posizione di modellare l’uso dell’AI da parte dei bambini in modi etici e responsabili: gli sviluppatori AI, i decisori politici, i ricercatori, i dirigenti scolastici, gli educatori e le famiglie.

Tuttavia, i dati del Turing Institute mostrano che molti genitori hanno una comprensione limitata delle capacità e dei rischi degli strumenti AI. Se i genitori stessi non comprendono come funziona l’AI, come possono mediare efficacemente l’esposizione dei propri figli più piccoli? Questa lacuna di competenza genitoriale è particolarmente critica nella fascia 0-6, dove il bambino dipende interamente dall’adulto per la regolazione dell’esperienza tecnologica. I programmi di AI literacy per genitori e caregivers dovrebbero iniziare prima ancora che i figli entrino nella scuola, idealmente attraverso i consultori familiari, i corsi preparto e i servizi di pediatria di base.


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