Le relazioni parasociali nell'infanzia: quando il personaggio risponde

Da Horton e Wohl all’AI: 70 anni di relazioni unilaterali

Il concetto di relazione parasociale fu introdotto nel 1956 da Donald Horton e Richard Wohl per descrivere il legame unilaterale che gli spettatori televisivi formano con i personaggi mediatici. In settant’anni di ricerca, oltre 530 studi hanno documentato come queste relazioni si formino, si mantengano e influenzino il comportamento. Una review descrittiva pubblicata su Frontiers in Psychology nel 2024 ha analizzato 281 studi pubblicati tra il 2016 e il 2020, documentando che in soli cinque anni sono stati pubblicati più studi che nei precedenti sessant’anni combinati. Il focus della ricerca si è spostato da film e televisione ai social media e ai contesti cross-mediali.

Per i bambini, le relazioni parasociali hanno una funzione evolutiva documentata. Lo studio della Georgetown University di Sandra Calvert ha dimostrato che bambini di circa 5 anni (N=217) che formano relazioni parasociali con personaggi intelligenti imparano meglio la matematica: le relazioni parasociali e le interazioni con il personaggio predicono risposte matematiche più rapide e accurate durante il gioco virtuale. I personaggi transmedia che attraversano numerosi contesti fisici e virtuali servono come partner sociali per i bambini: compagni, amici, compagni di gioco e insegnanti. Le relazioni parasociali non sono dunque intrinsecamente negative — anzi, possono essere potenti strumenti educativi.

Il problema epistemologico: quando la relazione smette di essere unilaterale

Tuttavia, la ricerca presentata all’ACM Conference on Fairness, Accountability, and Transparency (FAccT) nel 2025 pone una domanda dirompente: le scale parasociali assumono legami unilaterali con figure mediatiche — ma cosa succede quando il media risponde? La review sistematica di 24 studi (1976-2024) rivela lacune critiche negli approcci di misurazione attuali per comprendere le interazioni bambino-AI. Le misure esistenti trattano prevalentemente le relazioni parasociali come costrutti unidirezionali e statici, incapaci di catturare la natura a lungo termine e reciproca delle interazioni AI.

Qui sta il punto fondamentale: l’AI conversazionale trasforma la relazione parasociale in qualcosa per cui non abbiamo ancora un nome, né strumenti di misura, né framework teorici adeguati. Non è una relazione parasociale classica perché l’AI risponde; non è una relazione interpersonale perché l’AI non ha coscienza. È un fenomeno nuovo che richiede nuovi strumenti concettuali. I ricercatori dell’ACM propongono la rivalutazione delle prime scale affettive, misure comportamentali raffinate e un framework espanso che includa il ruolo dell’AI come genitore, insegnante, terapeuta e confidente — ruoli che vanno ben oltre il semplice paradigma dell’amicizia.

Relazioni parasociali e vulnerabilità adolescenziale

Una tesi di master della California State University (Szeto, 2025) esplora specificamente le relazioni parasociali, i social media e la salute mentale, documentando che le relazioni online possono aiutare individui depressi a soddisfare bisogni sociali di appartenenza e interazione, ma la dipendenza dalla connessione virtuale a costo delle relazioni di persona può esacerbare i sintomi di salute mentale. Le relazioni parasociali sono state associate a esiti sanitari avversi come isolamento, rottura delle relazioni interpersonali esistenti e deficit nelle abilità sociali. Tuttavia, la tesi nota anche che in momenti di disagio emotivo, le relazioni parasociali strette forniscono supporto percepito superiore a quello delle relazioni reali distanti, suggerendo un meccanismo di compensazione potenzialmente benefico ma rischioso se diventa il modello dominante.

Per gli adolescenti con stili di attaccamento ansioso-ambivalente, la ricerca mostra una predisposizione particolare alla formazione di legami parasociali: gli ansioso-ambivalenti sono i più propensi a formare legami parasociali, mentre gli evitanti sono i meno propensi. Gli adolescenti LGBTQ+ possono usare le relazioni parasociali come meccanismo compensatorio per riempire un vuoto relazionale lasciato dall’assenza di pari reali. Nell’era dell’AI, questi meccanismi di compensazione rischiano di amplificarsi: un chatbot AI che è sempre disponibile, mai giudicante e perfettamente adattabile può diventare la relazione più stabile nella vita di un adolescente vulnerabile.


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