Chi sono i bambini digitali: profilo evolutivo e vulnerabilità
Le fasi dello sviluppo e l’esposizione tecnologica
Per comprendere i rischi dell’AI sui minori è essenziale adottare una prospettiva evolutiva. I bambini non sono “piccoli adulti”: il loro cervello, le loro capacità cognitive, emotive e sociali sono in costante trasformazione, e ogni fase dello sviluppo presenta vulnerabilità specifiche.
Lo studio del CHOP pubblicato su Pediatrics (febbraio 2026) da Grundmeier e colleghi analizza sistematicamente come i rischi e i benefici dell’AI generativa varino nelle diverse fasce d’età. Nella prima infanzia (0-5 anni), il 90% dello sviluppo cerebrale avviene nei primi cinque anni di vita. Il tempo trascorso davanti allo schermo sostituisce le interazioni faccia a faccia, il gioco esplorativo e le conversazioni con gli adulti, che sono critiche per lo sviluppo del linguaggio e delle funzioni esecutive. Uno studio riportato da Psychology Today evidenzia che i bambini di un anno esposti a più di quattro ore giornaliere di tempo-schermo mostrano ritardi nella comunicazione e nella risoluzione dei problemi a 2 e 4 anni.
Nell’età scolare (6-12 anni), i bambini iniziano a sviluppare il pensiero critico, ma sono ancora altamente suggestionabili. L’AI può essere uno strumento educativo efficace — robot intelligenti e giocattoli interattivi possono facilitare la conversazione e costruire competenze di alfabetizzazione — ma l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia rischia di compromettere lo sviluppo del pensiero indipendente e delle abilità socio-emotive.
Nell’adolescenza (13-18 anni), il quadro si complica ulteriormente. L’adolescenza è un periodo di grande sensibilità per lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia e delle relazioni sociali. Come sottolinea Erin Walsh, autrice di “It’s Their World” e cofondatrice dello Spark & Stitch Institute, l’adolescenza è caratterizzata da un crescente desiderio di autonomia, privacy e esplorazione identitaria. In questo contesto, non sorprende che gli adolescenti si rivolgano all’AI per elaborare le proprie esperienze in uno spazio che percepiscono come privato, accogliente e privo di giudizio.
La percezione dell’AI da parte dei bambini
Un aspetto cruciale e spesso sottovalutato riguarda come i bambini percepiscono l’AI. La ricerca di Ying Xu e colleghi, pubblicata su Computers and Human Behavior: Artificial Humans nel 2025, esplora cosa porta i bambini a percepire o meno una “mente” nell’AI generativa. I risultati indicano che i bambini tendono a trattare le tecnologie comunicative come se fossero esseri reali, conformemente alla cosiddetta “media equation” teorizzata da Reeves e Nass (1996).
I bambini più piccoli, in particolare, stanno ancora sviluppando il pensiero critico e sono particolarmente vulnerabili ai bias incorporati nell’AI. Come evidenziato dalla letteratura sugli LLM e la sicurezza infantile, molti bambini trovano nei chatbot AI dei “confidenti sicuri” per condividere problemi di salute mentale. Alcuni dichiarano che l’AI non può “lasciarli” come farebbe un amico umano. Questa percezione crea un attaccamento emotivo che può avere conseguenze significative sullo sviluppo affettivo e relazionale.
Il fenomeno è ulteriormente alimentato dal linguaggio autorevole dell’AI, che crea un’apparenza di affidabilità anche quando le informazioni fornite sono imprecise o potenzialmente pericolose. Molti genitori, a loro volta, credono erroneamente che le piattaforme di AI generativa verifichino le informazioni che condividono, una fiducia mal riposta che li rende inconsapevoli dei rischi a cui sono esposti i loro figli.
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