Dark patterns e design addittivo: come l'AI manipola i bambini
Anatomia della manipolazione: dall’infinite scroll ai reward loop
I dark patterns — termine coniato dal designer UX britannico Harry Brignull — sono strategie di interfaccia deliberatamente progettate per spingere gli utenti verso decisioni contrarie ai propri interessi. Il Digital Services Act dell’UE li definisce come pratiche che distorcono materialmente o compromettono la capacità degli utenti di compiere scelte autonome e informate. Il concetto di design addittivo rappresenta un sottoinsieme specifico dei dark patterns, caratterizzato da cicli di feedback che rinforzano l’engagement continuo: infinite scrolling, autoplay, pull-to-refresh, reward loop, loot box, notifiche push personalizzate e gamificazione dannosa.
Un paper pubblicato su arXiv nel dicembre 2025 documenta come le piattaforme online coltivino intenzionalmente comportamenti di dipendenza e le implicazioni sociali più ampie, incluse quelle sulla salute e il benessere di bambini e adolescenti. L’autrice presenta l’uso del design addittivo come uno strumento sfruttato dalle corporation tecnologiche per mantenere il proprio dominio di mercato. Man mano che le aziende tech sviluppano modelli AI sempre più sofisticati per alimentare i loro sistemi di raccomandazione algoritmica, diventano sempre più efficaci nel garantire la dipendenza dalle proprie piattaforme.
Come i bambini percepiscono i dark patterns
Uno studio condotto in una scuola tedesca con 66 alunni di quinta elementare (10-11 anni), presentato alla Nordic Conference on Human-Computer Interaction, ha indagato come i bambini percepiscono i dark patterns. I risultati sono rivelatori: molti bambini comprendono le intenzioni dietro i dark patterns più semplici, ma quando invitati a cercare attivamente le manipolazioni, solo circa la metà ha notato formulazioni eccessivamente complesse e manipolazioni basate sui colori, e appena un bambino su quattro ha individuato formulazioni manipolative. Un secondo studio dell’ACM TOCHI con bambini scozzesi di 11-12 anni ha documentato i modelli mentali dei dark patterns, rivelando che i bambini non sono così ingenui come si potrebbe pensare ma restano significativamente più vulnerabili degli adulti.
L’Eurobarometro 2025 ha rilevato che il 97% dei giovani va online ogni giorno e il 78% dei 13-17enni controlla i propri dispositivi almeno una volta all’ora. Contemporaneamente, un minore su quattro mostra un uso problematico o disfunzionale dello smartphone, con pattern comportamentali che rispecchiano la dipendenza. Oltre il 90% degli europei ritiene che l’azione per proteggere i bambini online sia una questione urgente. Uno studio cinese del 2023 su 183 studenti universitari ha stimato che eliminando tutti i design persuasivi dallo smartphone, il tempo-schermo potrebbe ridursi in media del 37%.
Il Digital Fairness Act dell’UE: verso il divieto del design addittivo per i minori
La Commissione Europea sta preparando il Digital Fairness Act (DFA), che affronterà specificamente i dark patterns e il design addittivo. A differenza del termine dark patterns, già presente nel DSA, il design addittivo non ha ancora una definizione giuridica ufficiale. La Commissione lo descrive come feature che inducono i consumatori a spendere più tempo e denaro online di quanto inteso. Le raccomandazioni per i minori includono: modifica dei sistemi di raccomandazione per ridurre il rischio di contenuti dannosi o rabbit hole; disattivazione predefinita delle feature che contribuiscono all’uso eccessivo; protezione dalla mancanza di alfabetizzazione commerciale dei bambini; e salvaguardie attorno ai chatbot AI integrati nelle piattaforme.
Estratto da Infanzia Algoritmica: Intelligenza Artificiale, Minori e Salute di Giuseppe Siciliani Disponibile su Amazon