Fondamenta teoriche: la teoria dell'attaccamento come chiave interpretativa

La base sicura di Bowlby: un concetto nato per il caregiver umano

John Bowlby (1907-1990), psichiatra e psicoanalista britannico, ha formulato la teoria dell’attaccamento osservando bambini separati dai genitori negli anni ’50 e ’60. La sua intuizione fondamentale è che i bambini sono biologicamente programmati per formare legami emotivi con i caregivers come meccanismo di sopravvivenza. Bowlby ha identificato quattro fasi dello sviluppo dell’attaccamento: il pre-attaccamento (0-6 settimane), la formazione dell’attaccamento (6 settimane-8 mesi), l’attaccamento definito (8-24 mesi) e la partnership corretta per obiettivi (dai 24 mesi in poi). Al centro della teoria c’è il concetto di “base sicura”: il bambino con un attaccamento sicuro utilizza il caregiver come punto di sicurezza dal quale esplorare il mondo, sapendo che può tornarvi per conforto e protezione se incontra pericolo o angoscia.

Mary Ainsworth, collaboratrice di Bowlby, ha raffinato la teoria attraverso la celebre “Strange Situation” negli anni ’70, identificando gli stili di attaccamento: sicuro, ansioso-ambivalente, evitante e, successivamente grazie a Mary Main, disorganizzato. La ricerca ha dimostrato che questi modelli operativi interni, formati nei primi anni di vita, influenzano le relazioni per tutto l’arco dell’esistenza. Un bambino con attaccamento sicuro sviluppa fiducia, autonomia e capacità di regolazione emotiva; un bambino con attaccamento insicuro sviluppa ansia, evitamento o comportamenti disorganizzati nelle relazioni future.

Questa teoria, concepita in un’epoca in cui la televisione era il medium dominante, non poteva prevedere un mondo in cui i bambini formano legami emotivi con entità non umane capaci di rispondere, adattarsi e simulare empatia. Eppure, proprio la teoria dell’attaccamento offre il framework interpretativo più potente per comprendere ciò che sta accadendo tra i bambini e l’intelligenza artificiale.

Quando la base sicura diventa artificiale: l’AI come figura di attaccamento

Un commentary pubblicato dal Parkview Research Institute nel 2025 analizza esplicitamente il legame tra teoria dell’attaccamento di Bowlby e l’AI conversazionale. Gli autori osservano che la teoria dell’attaccamento postula che bambini e adulti formano relazioni di attaccamento la cui forza varia in funzione della responsività e disponibilità della figura di attaccamento ai loro bisogni. Gli individui usano poi la loro figura di attaccamento come base sicura dalla quale esplorare il mondo. La questione cruciale è: cosa succede quando questa responsività e disponibilità vengono simulate perfettamente dall’AI?

L’AI conversazionale può infatti mimare il caring umano, imparando dalle interazioni passate con l’individuo e apparendo emotivamente disponibile e confortante nei momenti di bisogno. Questo porta alcuni utenti a esprimere un senso di connessione intima con il proprio “amico” o “partner romantico” AI. Per un adulto con piena consapevolezza della natura artificiale dell’interlocutore, questo può essere problematico ma gestibile. Per un bambino di 7 anni che, come ha dimostrato il MIT Media Lab, attribuisce sentimenti reali all’AI, la situazione è radicalmente diversa: il bambino non sta simulando un legame — lo sta vivendo come reale.

Uno studio pubblicato sul Journal of Psychological Science nel 2025 dall’East China Normal University traccia l’evoluzione dall’interazione parasociale all’attaccamento digitale, proponendo un modello di attaccamento umano-AI che sfida le definizioni convenzionali di intimità. Un articolo correlato di Babu e colleghi, pubblicato su Social Media + Society nel settembre 2025, si spinge oltre: l’“Emotional AI” sfrutta la predisposizione umana all’attaccamento presentandosi come una presenza emotivamente sintonizzata, capace di interazioni che appaiono reciproche, validanti e confortanti. Per i bambini, il cui sistema di attaccamento è in piena formazione, l’arrivo di un’entità AI che è sempre disponibile, mai irritabile, mai stanca, mai distratta, potrebbe interferire con la formazione di modelli operativi interni realistici, creando aspettative relazionali che nessun essere umano potrà mai soddisfare.


Estratto da Infanzia Algoritmica: Intelligenza Artificiale, Minori e Salute di Giuseppe Siciliani Disponibile su Amazon