Il digital divide AI: i bambini invisibili del Global South
La nuova linea di faglia globale
L’UNICEF Digital Impact ha identificato il “divide AI” come una nuova linea di faglia che non possiamo ignorare. In contesti già modellati da divari digitali acuti e cronici, l’AI rischia di approfondire disuguaglianze che non sono mai state risolte per i più vulnerabili: bambini, giovani e i loro caregiver. Quando l’adozione accelera più rapidamente dell’inclusione, le iniquità esistenti non vengono semplicemente esposte: vengono amplificate.
I dati sono eloquenti. L’accesso a internet è solo del 27% nei paesi a basso reddito e del 52% nei paesi a reddito medio-basso, contro l’80% nei paesi a reddito medio-alto e il 93% in quelli ad alto reddito. Nel 2023, i soli Stati Uniti hanno attratto 67,2 miliardi di dollari in investimenti privati legati all’AI, 8,7 volte più della Cina. La Cina è l’unico paese sotto la soglia dell’alto reddito tra i primi 30 paesi più innovativi. 244 milioni di bambini nel mondo non hanno accesso alla scuola. Un miliardo di bambini vive in paesi classificati ad altissimo rischio per gli impatti del cambiamento climatico. In queste realtà, le scuole chiudono frequentemente per disastri naturali.
Il colonialismo dei dati e i bambini del Sud
Il divide AI non è solo una questione di accesso tecnologico: è una questione di potere. I dati generati dagli utenti in Africa, America Latina e Asia vengono inglobati dalle grandi aziende tecnologiche, raffinati dai loro algoritmi e restituiti come servizi proprietari altamente redditizi. La risorsa primaria (i dati) viene prelevata gratuitamente, ma il prodotto elaborato (il servizio AI) viene rivenduto, creando un flusso di ricchezza dalla periferia al centro.
Per i bambini, questa dinamica ha implicazioni specifiche. I sistemi AI vengono sviluppati con dati raccolti da società occidentali e tecnologicamente avanzate, il che significa che questi dataset frequentemente non riflettono e non rispondono ai bisogni, alle lingue e ai contesti culturali di chi vive nel mondo a maggioranza globale e nelle comunità urbane marginalizzate. Un sistema di diagnostica AI addestrato prevalentemente su dati di una specifica popolazione razziale o genetica può funzionare in modo scadente, o addirittura pericoloso, quando applicato a popolazioni di altre regioni, approfondendo le disparità sanitarie esistenti.
L’FMI avverte che l’AI potrebbe esacerbare la disuguaglianza di reddito tra paesi, con impatti sulla crescita nelle economie avanzate potenzialmente più del doppio rispetto a quelli nei paesi a basso reddito. Senza interventi politici mirati, l’AI potrebbe approfondire il divario globale, facendo avanzare le nazioni più ricche mentre lascia indietro quelle più povere. La domanda che questa analisi pone con urgenza è: chi si sta occupando dei bambini che non hanno né la protezione normativa delle democrazie avanzate né l’accesso alle opportunità dell’AI?
L’AI come opportunità per i marginalizzati: il potenziale inattuato
Nonostante i rischi, l’AI potrebbe anche essere uno strumento di inclusione senza precedenti. Per l’UNICEF, una priorità chiave è garantire che l’apprendimento digitale, incluse le tecnologie AI, supporti i bambini nelle emergenze e i bambini fuori dal sistema scolastico formale. L’AI può supportare gli studenti con bassa alfabetizzazione digitale incorporando funzionalità come il riconoscimento vocale e l’elaborazione del linguaggio naturale. Può anche supportare l’acquisizione di competenze digitali attraverso sistemi adattivi che si regolano automaticamente al livello di alfabetizzazione dello studente.
Tuttavia, molte di queste innovazioni sono dietro paywall e progettate per dispositivi di fascia alta. Investimenti significativi e sforzi sono necessari per renderle gratuitamente accessibili a tutti. Il Vietnam, ad esempio, ha integrato l’AI e l’alfabetizzazione digitale nella propria strategia educativa nazionale, puntando a includere l’AI a tutti i livelli di istruzione. Questo modello potrebbe essere replicato, ma richiede volontà politica, risorse e cooperazione internazionale.
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