L'atrofia creativa: quando l'AI genera al posto del bambino
Il concetto di creativity atrophy
Il termine “creativity atrophy”, introdotto da Shneiderman (2022), descrive il rischio che l’eccessiva dipendenza dagli strumenti AI eroda le facoltà creative umane sostituendo i processi di apprendimento essenziali con output istantanei. Uno studio bibliometrico pubblicato su PsyCh Journal nel 2025 documenta come l’AI, da strumento passivo, si sia evoluta in un co-creatore attivo che amplifica l’intuizione umana ed espande le possibilità creative, ma che produce anche ciò che Marcus e Davis (2019) definiscono “pastiche plausibile”: output coerenti ma derivativi, privi della profondità emotiva e soggettiva intrinseca alla creatività umana.
Per i bambini, l’atrofia creativa è particolarmente pericolosa perché interviene durante la fase formativa delle competenze creative. Le ricerche mostrano che la creatività e l’immaginazione infantile sono diminuite significativamente nel tempo rispetto alle generazioni precedenti, in parte a causa dell’aumento del tempo trascorso su dispositivi digitali e media rispetto ad attività non-screen. La natura passiva di molte attività digitali può limitare le opportunità di gioco aperto ed esplorazione immaginativa, riducendo anche il tempo dedicato al gioco fisicamente attivo, fondamentale per lo sviluppo cerebrale. La noia, contrariamente alla credenza popolare e alle lamentele dei bambini, è un potente catalizzatore di creatività e immaginazione.
Da consumatori a creatori: il paradosso dell’AI educativa
Il World Economic Forum nel suo Future of Jobs Report 2025 identifica le competenze che rimarranno essenziali nel 2030 e quelle che diventeranno obsolete. Le competenze essenziali includono pensiero creativo, ragionamento analitico, leadership di sé, resilienza, flessibilità e agilità — le stesse che rischiano di atrofizzarsi con l’uso eccessivo dell’AI. Nel Regno Unito, il 92% degli studenti nel 2025 usa attivamente l’AI e l’88% l’ha usata per completare compiti, secondo l’Higher Education Policy Institute. Gli studenti che dipendono costantemente dall’AI per svolgere compiti cognitivi possono perdere la capacità di svolgere queste attività in modo indipendente, creando una dipendenza che si estende negli ambienti professionali.
Il lato positivo esiste: la ricerca della Harvard Graduate School of Education di Ying Xu ha dimostrato che i companion AI che coinvolgono i bambini durante la lettura attraverso domande e dialogo interattivo migliorano la comprensione delle storie e l’apprendimento del vocabolario rispetto all’ascolto passivo. Uno studio su Frontiers in Psychology (2025) sulla tecnologia di pittura basata sull’AI documenta un duplice ruolo: l’AI può sia potenziare che potenzialmente inibire la creatività. La chiave è se il bambino usa l’AI come strumento per creare qualcosa di proprio o se l’AI crea al posto del bambino. Quando mia figlia ha passato giorni a iterare il suo progetto con materiali limitati, spiega una ricercatrice, stava sviluppando competenze di problem-solving creativo che non possono essere replicate chiedendo all’AI idee per lavoretti.
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