L'era dell'infanzia algoritmica

Definire l’Intelligenza Artificiale nell’ecosistema infantile

Per comprendere l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui minori, è necessario innanzitutto definire cosa intendiamo quando parliamo di AI nel contesto dell’infanzia e dell’adolescenza. L’AI non è un’entità monolitica: è un ecosistema di tecnologie che include sistemi di raccomandazione algoritmica, chatbot conversazionali basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models, LLM), assistenti vocali, sistemi di riconoscimento facciale, generatori di immagini e video, e molto altro.

I bambini interagiscono con l’AI in modi che spesso sfuggono alla consapevolezza degli adulti. Un bambino di tre anni che parla con Alexa o Siri sta già interagendo con un sistema di AI. Un adolescente che scorre il feed di TikTok è guidato da un algoritmo di raccomandazione sofisticato. Un ragazzo che conversa con un chatbot su Character.AI sta costruendo una relazione con un’entità artificiale. Secondo i dati più recenti, il 90% degli adolescenti americani utilizza YouTube, il 63% TikTok, il 61% Instagram e il 55% Snapchat, tutte piattaforme profondamente permeate da sistemi di AI.

L’AI generativa, in particolare, rappresenta un salto qualitativo rispetto alle tecnologie precedenti. A differenza dei social media tradizionali, dove il contenuto è creato da altri utenti e filtrato da algoritmi, l’AI generativa produce contenuti originali in risposta diretta alle richieste dell’utente. Questa capacità di personalizzazione estrema e di interazione apparentemente empatica la rende particolarmente attraente — e potenzialmente pericolosa — per i soggetti in età evolutiva.

La diffusione dell’AI tra i minori: numeri e tendenze

I dati sulla penetrazione dell’AI tra i giovani sono impressionanti e in rapida evoluzione. Lo studio del Children’s Hospital of Philadelphia (CHOP), pubblicato su Pediatrics nel febbraio 2026, riporta che il 72% degli adolescenti americani ha utilizzato chatbot basati su AI come compagni virtuali. Questo dato, già di per sé significativo, assume proporzioni ancora più rilevanti se si considera che la maggior parte di questi utilizzi avviene al di fuori della supervisione genitoriale.

Un rapporto del Parlamento Europeo del 2025 sul tema “Children and Deepfakes” evidenzia che nel Regno Unito quattro adolescenti su cinque hanno utilizzato strumenti di AI generativa. Più del 50% ha usato generatori di testo e chatbot, il 34% generatori di immagini e il 22% generatori di video. I minori risultano utenti più intensivi degli adulti: utilizzano queste tecnologie più frequentemente e per periodi più prolungati.

Lo studio di Aura (2025), basato su dati commerciali di oltre 10.000 utenti e su uno studio specifico (TECHWISE) con oltre 300 bambini e genitori, ha rivelato un dato particolarmente allarmante: i bambini e gli adolescenti scrivono ai companion AI dieci volte più messaggi rispetto a quelli che inviano ad amici e genitori. L’argomento più discusso con l’AI è quello sessuale o romantico, con oltre il 36% delle conversazioni, mentre l’aiuto per i compiti si ferma al 13%.

Sette adolescenti su dieci nella fascia 13-18 anni utilizzano almeno uno strumento di AI generativa, ma solo il 37% dei loro genitori ne è a conoscenza. Questo divario di consapevolezza rappresenta uno dei nodi critici della questione: i genitori non sanno cosa stanno facendo i loro figli con l’AI, e i figli non hanno gli strumenti critici per navigare questi ambienti in sicurezza.

L’unicità dell’AI rispetto ai media precedenti

Come sottolineato da un articolo pubblicato su JAMA Pediatrics nel gennaio 2026 da Jason M. Nagata e colleghi dell’Università della California, San Francisco, l’AI generativa è unica rispetto ad altre forme di media per la sua natura altamente coinvolgente e interattiva. A differenza della televisione, dei videogiochi o anche dei social media, l’AI conversazionale crea l’illusione di una relazione bidirezionale, adattiva e personalizzata.

Questa interattività ha conseguenze profonde sullo sviluppo infantile. Come evidenziato dalla Prof.ssa Ying Xu della Harvard Graduate School of Education, la conversazione gioca un ruolo cruciale nel modellare la crescita cognitiva dei bambini, l’acquisizione di conoscenze e la costruzione di relazioni. La domanda fondamentale che la ricerca sta cercando di affrontare è se i partner conversazionali basati su AI possano offrire esperienze di apprendimento aggiuntive o se, al contrario, rischino di compromettere le opportunità di crescita che derivano dalle interazioni interpersonali.

Il problema è reso ancora più complesso dal fatto che, come osserva l’UNICEF nelle sue linee guida aggiornate al dicembre 2025 (Guidance on AI and Children 3.0), i dati su come i bambini utilizzano effettivamente l’AI generativa sono ancora limitati, ma le evidenze disponibili indicano che i minori sono più propensi ad utilizzarla rispetto agli adulti.


Estratto da Infanzia Algoritmica: Intelligenza Artificiale, Minori e Salute di Giuseppe Siciliani Disponibile su Amazon