Lo studio del Turing Institute: la fotografia più dettagliata d'Europa
Il progetto: metodologia e portata
L’Alan Turing Institute — l’istituto nazionale britannico per la data science e l’intelligenza artificiale — ha condotto nel 2025 quello che rappresenta lo studio più ampio e dettagliato mai realizzato in Europa sull’impatto dell’AI generativa sui bambini. Il progetto, finanziato dal LEGO Group e realizzato in collaborazione con il Children’s Parliament scozzese e la Scottish AI Alliance, si è articolato in due pacchetti di lavoro complementari: un’indagine quantitativa su larga scala che ha coinvolto bambini di 8-12 anni, i loro genitori e oltre 1.000 insegnanti in tutto il Regno Unito, e una serie di workshop qualitativi condotti in scuole statali scozzesi con 40 bambini di 9-11 anni.
L’approccio metodologico è esemplare per rigore e centralità del bambino. La ricerca è stata guidata dal framework RITEC (Responsible Innovation in Technology for Children) sviluppato da UNICEF e dalla LEGO Foundation, che identifica otto fattori chiave che sottendono la misura in cui le tecnologie digitali supportano il benessere dei bambini. I workshop hanno introdotto i bambini al tema dei diritti dell’infanzia prima di esplorare le loro esperienze con l’AI generativa, un approccio che riconosce i bambini come titolari di diritti, non come meri soggetti di studio.
La mappa dell’uso: chi usa l’AI e chi ne è escluso
I risultati quantitativi dello studio Turing dipingono un quadro articolato e per molti versi sorprendente. Quasi un bambino su quattro (22%) nella fascia 8-12 anni ha già utilizzato strumenti di AI generativa. ChatGPT è lo strumento più usato, seguito da Gemini (9%) e Copilot (8%). L’uso è più comune tra i bambini più grandi e aumenta con l’età. Tra i bambini che utilizzano l’AI generativa, quattro su dieci la usano per attività creative come la creazione di immagini divertenti, per trovare informazioni o imparare qualcosa, e per il gioco digitale.
Il dato più eclatante riguarda però le disuguaglianze. Più della metà delle famiglie britanniche intervistate (55%) ha utilizzato strumenti di AI generativa, ma con un’adozione significativamente più alta in Inghilterra, nelle famiglie più abbienti e nelle famiglie con figli in scuole private. Il divario di classe è drammatico: il 52% dei bambini che frequentano scuole private utilizza l’AI generativa, contro appena il 18% nelle scuole statali. I bambini delle scuole private riportano anche un uso più frequente: il 72% lo usa almeno più volte a settimana, contro il 42% delle scuole statali. Londra si distingue con il 38% di bambini che riportano l’uso dell’AI generativa. Anche il gradiente sociale è marcato: i bambini dei gruppi sociali ABC1 utilizzano l’AI generativa significativamente più (25%) rispetto a quelli dei gruppi C2DE.
Il digital divide di classe: un nuovo fronte di disuguaglianza
Il divario tra scuole private e statali nell’accesso e nell’uso dell’AI generativa rappresenta una delle scoperte più politicamente significative dello studio Turing. Un bambino che frequenta una scuola privata ha una probabilità quasi tre volte superiore di utilizzare l’AI generativa rispetto a un coetaneo in una scuola statale. Questo gap non è semplicemente tecnologico: è un divario di competenze, di familiarità e di vantaggio futuro che rischia di cristallizzarsi in una nuova forma di disuguaglianza sociale.
Se l’AI generativa diventerà — come molti prevedono — una competenza fondamentale per il mercato del lavoro del futuro, i bambini che oggi non vi hanno accesso o che la incontrano per la prima volta solo attraverso workshop scolastici saranno sistematicamente svantaggiati. Come osservano i ricercatori del Turing, i risultati della ricerca indicano l’importanza di garantire un accesso equo alle nuove tecnologie in tutti i contesti educativi, e anche di assicurare opportunità di apprendere l’AI generativa. Questo divario è il corrispettivo educativo del digital divide globale documentato dall’UNICEF, ma opera all’interno delle società ricche: non serve vivere nel Global South per essere esclusi dalla rivoluzione AI.
Gli insegnanti: tra entusiasmo individuale e inerzia istituzionale
Un dato particolarmente rivelatore riguarda gli insegnanti. Il 71% di quelli che utilizzano l’AI nel proprio lavoro lo fa attraverso una licenza personale, con solo il 26% che riporta un accesso istituzionale fornito dalla scuola. Questo significa che gli insegnanti non stanno aspettando che le loro scuole adottino la tecnologia: la stanno adottando autonomamente, spesso senza linee guida istituzionali, senza formazione specifica e senza supervisione. Il 64% degli insegnanti riporta che le proprie scuole stanno ancora sviluppando policy sull’AI.
L’Alan Turing Institute ha raccomandato al Dipartimento dell’Istruzione britannico di fornire indicazioni chiare sui vantaggi e gli svantaggi dell’uso dell’AI generativa in ambito educativo, di offrire formazione specifica per il personale scolastico, e di applicare un processo di verifica all’uso dell’AI generativa nelle classi simile ai processi di approvazione curriculare esistenti. I ricercatori hanno anche sottolineato che molti dei modelli linguistici disponibili sul mercato non sono adatti all’uso in classe, spesso a causa della loro scarsa competenza nelle materie scolastiche.
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